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Il genere della traduzione

a cura di Anne Emmanuelle Berger (Université Paris 8) e Giuseppe Sofo (Università Ca’ Foscari, Venezia)

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Nell’ottica della crescente internazionalizzazione degli studi di genere, e di un costante confronto intellettuale e politico con le sfide della globalizzazione, questo numero della rivista de genere mira a riflettere sul genere della traduzione e nella traduzione. Da un lato, si esaminerà il ruolo svolto dalle questioni di genere nella teoria e nella pratica della traduzione e, dall’altro, come e in che misura la traduzione abbia influenzato lo sviluppo degli studi di genere e le direzioni che questi hanno preso nei diversi contesti. Come si è sviluppato il discorso degli studi di genere tra le lingue? La transizione da una lingua all’altra (per esempio, tra francese e inglese, ma anche tra lingue indoeuropee e altri gruppi linguistici), da un idioma all’altro e perfino da una disciplina all’altra? Questi movimenti influiscono sul modo in cui percepiamo e teorizziamo il genere, e in che modo? Infine, in che misura gli studi di genere hanno contribuito alla trasformazione delle lingue (“naturali” o settoriali)?

Il discorso sulla traduzione è stato a lungo dominato da metafore di genere o metafore legate al genere e alle relazioni di genere (fedeltà, lealtà, ecc.). Diventa dunque fondamentale studiare il ruolo che queste metafore hanno svolto nella teoria e nella pratica della traduzione, i modi in cui hanno contribuito a plasmare i testi tradotti e l’influenza che hanno avuto sulla ricezione dei testi originali. La rappresentazione del rapporto tra testo di partenza e lingua di arrivo non sfugge alla logica gerarchica che sottende al discorso di genere e contribuisce alla formazione di un ordine di genere. Allo stesso modo, la rappresentazione della traduzione come copia imperfetta dell’originale, “generata da una costola” dell’originale che rimane la sola e unica autorità, contribuisce alla concezione della traduzione come pratica d’ordine “secondario”.

Tuttavia, la traduttologia si apre sempre più a una rappresentazione più dinamica del rapporto tra il testo di partenza e le sue versioni tradotte. La traduzione è quindi percepita come produttrice di differenza, in grado di rendere giustizia alla complessità dei testi, e di tenere conto della pluralità delle letture. In che misura questa nuova percezione della traduzione è plasmata da una cultura più aperta alla differenza creativa e, allo stesso tempo, in che misura la pluralizzazione generata dalla pratica della traduzione può contribuire alla formazione di una cultura di questo tipo?

Sarà fruttuoso interrogarsi anche sui modi in cui i testi “traducono” le relazioni umane in configurazioni testuali e su come le identità di genere si collocano nella scrittura e nella traduzione. Inoltre, in un contesto in cui il genere non può più essere definito in maniera binaria, quale influenza ha questa nuova concezione del genere e delle identità di genere sui testi che creiamo e che ci raccontano e sulle relazioni tra i testi?

Il passaggio da una scrittura non inclusiva a quella cosiddetta inclusiva ci pone anche di fronte a questioni di traduzione, linguistica e letteraria, ma anche culturale, poiché questa pratica porta a una trasformazione delle norme d’uso ma anche, a lungo termine, della lingua stessa, per annullare la prevalenza del maschile (come costruzione simbolica) nella società e nella lingua. Le forme diverse che la scrittura inclusiva ha assunto in lingue diverse ci costringe anche a chiederci come tradurre queste forme. A seconda del contesto, le strategie scelte sono infatti diverse: la demaschilizzazione o femminilizzazione del linguaggio, la neutralizzazione di genere o la pluralizzazione sono strategie diverse, se non opposte, che implicano diverse concezioni di genere, e dei rapporti di genere.

Infine, sarebbe interessante, per esplorare la pluralità del termine “genere” nel contesto letterario, considerare la possibilità di leggere la traduzione come un genere a sé stante, ovvero come una forma riconoscibile grazie ad alcuni tratti stilistici e strutturali, chiedendosi se le aspettative delle lettrici e dei lettori di una traduzione possano essere paragonate o assimilate a quelle delle lettrici e dei lettori di altri generi.

 

Questo numero di de genere è aperto a ricercatori di diverse discipline, dalla linguistica agli studi culturali, dagli studi letterari e postcoloniali all’antropologia, dalla sociologia della letteratura alle scienze dell’educazione. Proposte artistiche di ogni tipo saranno più che benvenute.

Indichiamo qui di seguito le principali linee di ricerca proposte, che non sono ovviamente da considerarsi come esaustive: 

- Il ruolo delle questioni di genere nella teoria e nella pratica della traduzione

- La traduzione delle opere degli studi di genere

- Il “genere” della traduzione

- Il ruolo della traduzione nel sistema letterario

- Rapporto tra metafore di genere e teoria/pratica della traduzione

- Teorie e pratiche di trasformazione del testo originale in traduzione

- Teorie e pratiche di traduzione militante, femminista e/o di genere

- Traduzione e produzione della differenza

- Scrittura inclusiva

- Traduzione della scrittura inclusiva

- Identità testuali e di genere

- La traduzione come genere letterario: forme, aspettative, ricezione.

Le proposte in italiano, francese o inglese (un abstract da 300 a 500 parole, accompagnato da una lista di riferimenti bibliografici e una breve nota biografica) dovranno essere inviate a: degenere.journal@gmail.com e in CC a: Anne Emmanuelle Berger (anne.berger@univ-paris8.fr) e Giuseppe Sofo (giuseppe.sofo@unive.it), entro il 31 gennaio 2019.

Consulta le linee guida alla nostra pagina per l'invio delle proposte.

 

Invio della proposta: 31 gennaio 2019

Accettazione: 28 febbraio 2019

Consegna dell’articolo: 31 luglio 2019

Peer-Review: 15 settembre 2019

Consegna definitiva: 30 ottobre 2019

Pubblicazione: dicembre 2019

 

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