Pubblicato 2023-12-20
Copyright (c) 2024 Serena Guarracino

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Come citare
Abstract
Gli echi di Frankenstein sono percepibili in diverse questioni fondamentali legate agli studi femministi e queer di oggi. Il lavoro di Lidia Curti è stato a suo modo profetico del modo in cui gli archetipi di Mary Shelley sono presenti negli attuali dibattiti sul genere, la creatività e il corpo; inoltre, funziona come un potente antidoto alle problematiche portate della politica delle identità applicata alla letteratura e alle arti. Partendo dalle sue riflessioni su Frankenstein, questo contributo intende mostrare la rilevanza contemporanea del suo pensiero mettendolo in dialogo con due riscritture dell’opera di Shelley: Poor Things (1992) di Alasdair Gray e Frankissstein (2019) di Jeannette Winterson. Entrambe sono istanze dell’“orrenda progenie” di Frankenstein, che cannibalizzano perpetuando il suo costante intreccio con il presente; atti di omaggio e di dissacrazione, risuonano dell’approccio di Curti all’opera canonica di Shelley e del suo metodo dissidente ma rigoroso di lettura dei classici.