N. 1 (2015): (de)gendering the postcolonial. Postcoloniali e generi – postcoloniali degeneri
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Le narrazioni "approssimative" e "degeneri" di Robert L. Stevenson nei mari del Sud

Luigi Cazzato
Università  degli Studi di Bari
Biografia
(de)gendering the postcolonial Postcoloniali e generi – postcoloniali degeneri

Pubblicato 2015-12-21

Come citare

Le narrazioni "approssimative" e "degeneri" di Robert L. Stevenson nei mari del Sud. (2015). De Genere - Rivista Di Studi Letterari, Postcoloniali E Di Genere, 1(1). https://www.degenere-journal.it/index.php/degenere/article/view/22

Abstract

All’interno di quelle che chiamo relazioni anglo-meridionali, non molti autori del canone letterario britannico si sono distinti per essersi discostati dagli orientalismi che dominano quelle relazioni. Robert L. Stevenson è uno di questi. I suoi racconti ‘del Pacifico’ gli sono valsi, non a caso e con qualche ragione, l’appellativo di scrittore postcoloniale ante-litteram. Il saggio prova a vedere come l’autore scozzese nella sua produzione ‘polinesiana’, sia saggistica (In the South Seas) sia creativa (‘The Beach of Falesa’), fa i conti con il colonial desire nell’incontro con l’altro nativo femminile, irrazionale, primitivo. Si prova a vedere fino a che punto Stevenson sia riuscito nelle sue rappresentazioni etnografiche e artistiche a sottrarsi alla missione deculturante del colonialismo britannico e in che modo le questioni di razza e genere s’intersecano in questo tentativo. Grazie ai riferimenti comparativi a quelle ‘razze’ europee che non sono al passo con la Modernità , il quadro stevensoniano si complica e si arricchisce per il coinvolgimento di quelle formazioni discorsive intra-europee (meridionismo e celticismo) che hanno aiutato la Englishness a formarsi e prosperare. Emergerà  allora uno Stevenson in grado di interrogare, a tratti duramente, la master narrative dell’impero, grazie a un’epistemologia che revoca in dubbio le certezze occidentali. Per lo Stevenson polinesiano narrazione e verità  sono sempre il prodotto di un interscambio fra soggetto e oggetto, il prodotto di un reciproco riconoscimento. Questo gli permette di scorgere cose che lo sguardo monolitico europeo non riusciva a scorgere, come l’inesistenza del ‘paradise of naked women’  e l’esistenza di un rapporto uomo-donna rovesciato. Insomma, la sua antropologia non deculturante gli permette di mettere in scena la razza e il genere in modo de-genere e approssimativo, nel doppio senso d’inevitabile imprecisione e necessario avvicinamento al prossimo, oltre i confini del proprio io.

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