Pubblicato 2025-10-28
Come citare
Copyright (c) 2025 Ilenia Caleo

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Abstract
Materialità, drammaturgia, compost sono le parole-laboratorio che orientano l’indagine di questo paper all’incrocio tra arti live e neomaterialismi femministi, tra estetico e politico. Fuori da una prospettiva antropocentrica, emerge la possibilità di riconoscere scritture più-che-umane, rendendo così il concetto di performatività operativo oltre i confini della soggettività umana (Butler; Barad).
La proposta è di guardare alle arti, in particolare alle arti performative, come una forma che pensa in sé capace di mettere al mondo altre grammatiche della percezione, altre corporeità. Non rappresentazione di contenuti, dunque, ma una differente logica del sensibile. Muovendoci tra performance e teorie critiche, come si compongono / decompongono / compostano i materiali sulla scena? Quali coreografie di corpi umani e non umani? Che nuovi strumenti concettuali emergono da queste ricerche?
In accordo con i nuovi materialismi femministi (Bennett; van der Tuin; Alaimo) è possibile riconfigurare materia e materialità come piano di attività e creazione, piuttosto che come supporto statico e inerte. La materia non è una cosa, ma un fare – una drammaturgia. In questa apertura, il compost (Ferrante) è insieme un processo di trasformazione della materia e una possibile forma di composizione. Corpi umani e non-umani, animati e inanimati, flussi del vivente, grovigli quantici, forze, affetti: turbolenze che agitano la scena artistica e politica, di cui si prova a cogliere i punti di connessione e di turbolenza.
Tra le artist^ che sperimentano in questa direzione, sviluppando nuovi saperi del corpo, Mette Ingvartsen, MK, Dana Michel, Alex Baczyński-Jenkin, Nadia Beugré, DOM-. Interdipendenza, temporalità out-of-joint e corporeità ibride e disordinate – le sperimentazioni artistiche possono darci indicazioni politiche, e materiali comuni per un’immaginazione radicale.